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VILLA CASALINI GIÀ PALAZZO CASALINI O EX CAPITOLO S. PIETRO

Sul finire del XVI secolo era già fiorente il “Borghetto del Ponte”, altrimenti detto “ponte de’ Galli” sorto sui poderi ceduti dai conti Sforza alla famiglia dei notabili bolognesi Galli, nel punto in cui il torrente Quaderna s’interseca con gli Stradelli Guelfi.
Con l’ausilio dei carteggi e registri dell’archivio parrocchiale di S. Maria della Quaderna e col supporto bibliografico del volume “Ozzano dell’Emilia Territorio e Beni Culturali” (edizione Comune di Ozzano e Istituto Beni Culturali), si desume che fra gli edifici di maggior rilievo, vi era la costruzione oggi nota come Villa Casalini o Palazzo ex-Capitolo di S. Pietro o Palazzo dott. Pini del RR. Capitolo di S. Pietro, che evidenzia in alcune sue parti caratteristiche architettoniche e strutturali tipiche delle case coloniche del XV / XVI secolo.

Non sappiamo con certezza se la costruzione appartenesse, sul finire del 1500 alla famiglia Galli, o se già fosse di proprietà dei ricchi possidenti Pasi. È certo però che nel 1595 Gaspare Pasi e la moglie Ippolita Leoni avevano lo jus patronato sulla chiesa di S. Maria della Quaderna.
A quale titolo, poi, l’edificio sia stato ceduto ai Canonici del Capitolo di S. Pietro, non ci è dato saperlo.
Dalla fine del XVII secolo fino all’inizio del XIX tale palazzo rimase di proprietà della Chiesa. In epoca napoleonica, sulla scia dell’espropriazione dei beni ecclesiastici, imposta da Napoleone Bonaparte, il palazzo venne incorporato dal Demanio Nazionale e venduto, nel 1810 / 1811 al cittadino milanese Ignazio Morardelli.
Fra il 1865 e il 1880 il palazzo dell’ex-Capitolo di S. Pietro, unitamente ai poderi Prugnola, Casa Casalini, Possessione S. Giovanni e Vigna (tutte ex proprietà del Capitolo di S. Pietro e successivamente di Ignazio Morardelli) risultavano di proprietà di Francesco Casalini.

Dopo il 1880 tale patrimonio passava al figlio ingegner Domenico (da cui appunto il nuovo toponimo “Palazzo Casalini”). Domenico Casalini nacque a Bologna nel 1864 e morì a Ozzano il 19 aprile del 1945. Fu personaggio di spicco nella vita non solo ozzanese (ricoprì cariche di Consigliere e Assessore presso il Comune dal 1890 al 1914 e fu tra i fondatori della Palestra Nazionale di Ozzano dell’Emilia) ma anche in quella bolognese avendo ricoperto importanti cariche nelle principali associazioni agricole e consorziali, ed essendo stato per molti anni Reggente e Segretario del Consiglio di Reggenza della Banca d’Italia. In tali vesti ufficiali egli presenziò alle commemorazioni funebri per la scomparsa del conte Francesco Isolani e di Enrico Panzacchi. Fu altresì membro del Comitato ozzanese per la manifestazione aviatoria organizzata dal quotidiano il Resto del Carlino in occasione del Primo Circuito Aereo Italiano nel 1912.
Dopo di lui, villa Casalini è rimasta sempre di proprietà della medesima famiglia o dei rami collaterali della stessa.È proprio all’ingegner Domenico Casalini che si devono importanti opere di restauro e qualche modifica all’edificio come l’ampia terrazza al primo piano del lato sud ovest (inizio del XX secolo).

L’edificio quale possiamo vederlo oggi, pur presentando in diversi punti molteplici rimaneggiamenti e ristrutturazioni di varie epoche, ha la sua facciata principale (tardo ottocentesca) elegante e aristocratica con due graziosi balconcini semi - esagonali poggianti su due ali pronunciate di fabbricato econ colonne squadrate che si aprono superiormente in arcate formando, nella medesima facciata, tre luci di portico entro il quale si trovano tre porte di accesso.

L’entrata principale di accesso alla villa (lato nord) è chiusa da un grande e antico portone di quercia e si apre su di uno splendido parco, cui si accedeva direttamente (fino all’inizio del XX secolo) dagli Stradelli Guelfi attraverso un cancello di ferro battuto sorretto da due pilastri circolari in mattone e posto all’inizio di un lungo viale di tigli.
Dal portone dell’entrata principale, attraverso una pregevole vetrata settecentesca,  si accede ad una loggia passante che conduce all’altro grande portone di quercia (lato sud) chiuso da una vetrata colorata in ferro battuto di epoca liberty.
Molto suggestive sono inoltre le cantine somiglianti quasi alle segrete dei castelli tali da far ritenere l’edificio appunto dei secoli XV / XVI.

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